Museo della Calzatura @Vigevano (PV)

Come anticipato nell’articolo precedente (se ve lo siete perso cliccate QUI), durante la mia visita a Vigevano ho visitato il Museo della Calzatura. Forse non tutti sanno che questa zona è famosa proprio per i numerosi ed eccellenti calzaturifici ed è stata la cosiddetta capitale italiana (e in alcuni momenti storici anche mondiale) della calzatura.

Il museo prende il nome proprio da un imprenditore calzaturiero, Pietro Bertolini, fondatore della famosa Ursus. Il signor, anzi cavalier, Bertolini ha da sempre raccolto calzature storiche dando vita ad un museo dedicato alla scarpa prima privato ma ora aperto a tutta la cittadinanza (e pure gratuito!)

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Il pezzo più importante del museo è una pianella quattrocentesca che si ritiene sia appartenuta a Beatrice D’Este, moglie di Ludovico il Moro (nelle immagini sotto potete vedere sia l’originale che la copia)

Molto interessante la sezione etnica dove spiccano le calzature giapponesi, cinesi e coreane. Mi hanno fatto davvero impressione le minuscole scarpe cinesi utilizzate dalle donne di ceto elevato per fasciarsi il piede fin da piccole ed evitare che crescesse: una vera tortura.

Poi ci sono quelle provenienti dai paesi nordici dove la pelle di renna e di foca, unite a un folto pelo, garantivano riparo dal freddo di quelle regioni.

Ed ecco anche le calzature africane: quelle piatte in pelle che aderiscono perfettamente al terreno e quelle da cerimonia, riccamente decorate e con zeppa in legno.

Per finire, le calzature indiane con la tipica punta all’insù per i maschi e impreziosite da perle e fili di seta e oro per le donne.

Poteva mancare una “teca delle meraviglie”? Scarpe create solo come provocazione, quella minuscola appartenuta al neonato Umberto di Savoia e quella enorme (nr 59) del cestista Shaquille O’Neal.

Nella sezione storica troviamo scarpe che vanno dal Medioevo fino ai giorni nostri: quelle più interessanti secondo me, risalgono agli anni Venti. Lamine d’argento in punta, tagli sulla pelle artistici, tacchi alti e tomaia in pelle di pesce.

Gli Anni Trenta sono rappresentati dalle cosiddette “scarpe autarchiche”: l’Italia fascista, sanzionata per la sua politica coloniale, comincia a realizzare calzature solo con materiali nazionali e quindi la tomaia in pelle viene sostituita da rafia intrecciata mentre la suola diventa di sughero o rodhovetro.

Nel Dopoguerra fino agli Anni Sessanta nasce il tacco a spillo e l’idea di una scarpa leggera e femminile: proprio in quel periodo Vigevano era capitale mondiale della scarpa. La femminilità muta negli anni Settanta con i classici zatteroni, i plateau e gli stivali cuissard.

La sezione dedicata agli ultimissimi decenni è un tripudio di design: si sperimenta con forme, materiali e colori eccentrici dando vita a calzature che a volte sembrano opere d’arte e portando nell’Olimpo delle calzature stilisti come Jimmy Choo con il suo vertiginoso tacco a spillo, Charles Jourdan con il suo influsso francese, Andrea Pfister con i suoi innovatici tacchi, Coco Chanel con l’intramontabile Salomè.

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E poi ci sono le scarpe appartenute a personaggi famosi della storia come Marilyn Monroe e i Papi.

Curiosità: sapete che il 3 dicembre 2009 Manolo Blahnik è stato ospite d’onore al mueo in occasione dell’inaugurazione delle nuove sale espositive? Il famoso shoe designer è stato insignito della Scarpetta d’Oro, massima onorificenza cittadina.

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Non snobbate i “piccoli” musei sparsi per l’italia perchè, come in questo caso,  risultanno essere davvero itneressanti e ben fatti, soprattutto nella parte didascalica più che in quella relativa all’allestimento. Scoprire la storia non solo attraverso i libri e i classici musei, ma anche attraverso gli usi e – come in questo caso – i costumi antichi lo trovo davvero stimolante. Ho letto qualche libro sulla storia del costume e mi piacerebbe leggerne qualcun’altro…avete qualche suggerimento da darmi?

ALESSANDRA

ORARIO
Da martedì a venerdì dalle 14 alle 17.30
Sabato e domenica dalle 10 alle 18

INGRESSO GRATUITO

COME RAGGIUNGERLO:

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