Giotto, l’Italia…parte 2 :)

A settembre vi avevo parlato QUI della mostra Giotto, l’Italia prodotta e organizzata da Palazzo Reale e dalla casa editrice Electa. Proprio quest’ultima, ieri mattina ha organizzato una speciale visita guidata alla mostra coinvolgendo una quindicina di art blogger.

E’ stato il primo evento di questo genere al quale ho preso parte ed è stato molto bello incontrare ragazzi e ragazze con la mia stessa passione: dopo un’ottima colazione tutti insieme, ci siamo diretti verso la mostra armati di cuffie per sentire la nostra guida Mara e con i cellulari alla mano per twittare e scattare foto.

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Durante la visita ho appuntato tantissime nuove informazioni e con questo articolo non voglio raccontarvi semplicemente la mostra (questo l’ho già fatto) ma vorrei condividere con voi tutte le curiosità scoperte…oltre alla novità più importante, ovvero l’installazione multimediale nella Sala delle Cariatidi che rappresenta la Cappella Peruzzi.

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Come anticipato tre mesi fa, sono 14 le opere in mostra rese ancora più splendide dagli allestimenti innovativi e contemplativi curati dall’architetto Mario Bellini. Le opere non sono esposte accanto a pannelli descrittivi poichè tutte le spiegazioni si trovano nelle apposite aule didattiche. Sono invece appoggiate su dei sostegni in ferro, materiale lavorato dal padre di Giotto.

Ecco le curiosità più interessanti che ho ascoltato oggi:

Si dice che Cimabue abbia accolto Giotto nella sua bottega dopo aver visto il giovane artista mentre dipingeva una pecora….

La pala d’altare della Madonna esposta in Borgo San Lorenzo a Firenze è stata rinvenuta nel 1600 in un pozzo e proprio per questo è stata considerata miracolosa. Così i fiorentini hanno tagliato la parte laterale della pala lasciando solo la Madonna e le piccole manine di Gesù.

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Giorgio Vasari parla di Giotto lo ha definito come l’autore delle emozioni e colui il quale ha mutato l’arte da greca a Latina.

Dante Alighieri (amico e vicino di casa di Giotto) ha celebrato l’artista in una terzina del Purgatorio della sua celebre Divina Commedia:

Credette Cimabue ne la pittura 
tener lo campo, e ora ha Giotto il grido, 
sì che la fama di colui è scura

Iconograficamente Giotto è molto tradizionale, sono solo piccoli i cambiamenti che si intravedono ma tutti molto importanti: ad esempio viene dato un peso volumetrico diverso alle persone e il trono sul quale siede la Madonna, non è più rappresentato in tralice ma frontalmente.

Nella chiesa di Badia di Firenze c’erano degli affreschi che sono stati esposti per la prima volta in mostra qui, mentre di solito sono conservati nei depositi dei Musei Vaticani. Sono molto rovinati e, la testa dell’angelo, è stata asportata probabilmente da un collezionista Seicentesco visto il cerchio perfetto di pittura mancante.

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La porta in legno che solitamente si trova nella Cappella degli Scrovegni e conduce ad una sala secondaria è, da un punto di vista iconografico, molto raro poichè rappresenta Dio ma con le sembianze del figlio Gesù. Questa idea nasce da un manoscritto apocrifo ritrovato a Costantinopoli, un testo che comprendeva delle preghiere alla Vergine e che era anche illustrato.

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Anche nel Polittico di Santa Reparata, conservato nella cripta e affrescato da entrambi i lati, c’è molta tenerezza nel rapporto tra la Vergine e Gesù Bambino mentre i Santi rappresentati ai lati sono impegnati a guardare con venerazione la scena centrale. Ogni veste ha diversi particolari e “servirebbe veramente un binocolo per apprezzare davvero Giotto”.

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Mentre guardavamo il Polittico Stefaneschi, la guida ci ha raccontato di come Giotto si faceva aiutare non solo dagli artisti della sua bottega ma anche dagli artisti locali, a seconda del luogo dove si recava per lavorare. In ginocchio sotto San Pietro c’è Jacopo Stefaneschi che, nelle mani, sorregge la pala.

L’aspetto più bello del Polittico Stefaneschi però è quello sul retro, la parte visibile solo al clero: qui sono rappresentati i Santi ma non secondo l’iconografia classica, ma ispirandosi ai vangeli apocrifi ad esempio nella folla di astanti che assistono al martirio di San Paolo (dove le donne esprimono un dolore contenuto) e al martirio di San Pietro (il dolore delle donne è più teatrale).

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Il Polittico Baroncelli è l’unica opera giottesca che si trova ancora nella sua “posizione” originale: la cuspide che si pensava perduta è stata ritrovata nel museo di San Diego nel XX secolo e finalmente si può guardare l’opera nella sua interezza.  Anche qui c’è un omaggio a Dante: il sommo vate, quando arrivò in Paradiso e vide i beati schierati intenti a guardare l’incoronazione della Vergine pensò di vedere una scena riflessa in uno specchio e quindi giró la testa per vedere “dal vivo” la scena: lo vedete l’uomo che guarda dalla parte opposta? Noi vi abbiamo messo un po’ a trovare questo particolare…

Il Polittico di Bologna invece è stato rinvenuto in una chiesa molto piccola, di periferia…e non particolarmente bella. Si dice che la pala si trovasse qui perché in realtà era stata realizzata per la rocca che avrebbe dovuto ospitare la corte papale durante i suoi spostamenti che passano da Bologna: ma gli abitanti della città non volendo ospitarlo, hanno distrutto la rocca ma questo polittico si è salvato.

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L’installazione di Mario Bellini (resa possibile grazie all’intervento della Fondazione Cariplo) che è esposta nella Sala delle Cariatidi è alta 11 metri ed è circondata dai ponteggi: indicano i ponteggi del cantiere di restauro o quelli usati da Giotto per lavorare? Non si sa, ma sono entrambe due ipotesi affascinanti.

La ricostruzione multimediale è fatta in scala 1:1 ed è possibile entrare dentro i ponteggi per ammirare da vicino le proiezioni degli affreschi sia come  si vedono dal vivo sia visti attraverso i raggi UV, che permettono di vedere ogni più piccolo particolare degli affreschi. Sullo schermo dietro la torre vengono proiettati i singoli affreschi e di volta in volta vengono “illuminati” con i raggi UV tutti i dettagli per poter ammirare l’opera in tutto il suo splendore.
Questi affreschi, dipinti con la tecnica a secco, sono stati studiati anche da Michelangelo.

Visitare una mostra insieme ad una guida è bellissimo: mi piace osservare le opere lasciandomi trasportare dalla voce “narrante” che svela la storia più o meno nota dell’artista e delle sue opere. Ho apprezzato ancora di più Giotto e, se prima vi consigliavo di andare a vedere questa mostra, ora vi dico: DOVETE andare a vederla!

Grazie ad Electa, Valeria, Mara e tutti gli altri art blogger per questa splendida mattinata artistica…

ALESSANDRA

FINO AL 10 GENNAIO 2016

SITO UFFICIALE

ORARIO
Lunedì dalle 14.30 alle 19.30
Martedì, mercoledì, venerdì e domenica dalle 9.30 alle 19.30
Giovedì e sabato dalle 9.30 alle 22.30

BIGLIETTO
Intero 8 euro, Ridotto
Audioguida inclusa

COME RAGGIUNGERLA

4 risposte a "Giotto, l’Italia…parte 2 :)"

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