#CultureForDigital – Collezione Peggy Guggenheim

Peggy Guggenheim è una delle più grandi collezioniste d’arte del secolo scorso e, se non la conoscete, dovete assolutamente leggere la sua autobiografia (ve ne avevo parlato QUI) e visitare la Collezione Peggy Guggenheim a Venezia. Già solo l’edificio in cui è ospitata (Palazzo Venier dei Leoni, affacciato sul Canal Grande) merita una visita ma, una volta entrati, non potrete fare a meno di ritrovarvi a bocca aperta di fronte alle splendide opere d’arte qui esposte.

L’ingresso di Palazzo Venier dei Leoni. In primo piano, alla parete: René Magritte, L’impero della luce (L’Empire des lumières), 1953–54; al centro: Alexander Calder, Arco di petali (Arc of Petals), 1941. © Collezione Peggy Guggenheim, Venezia. Photo Matteo De Fina

In attesa di poter visitare dal vivo uno dei più importanti musei di arte moderna e contemporanea del nostro Paese, è possibile conoscerlo meglio attraverso i social. Come? Ce lo racconta Maria Rita Cerilli, Ufficio Stampa e Social Media Manager del museo.

QUALI SONO LE INIZIATIVE INTRAPRESE IN QUESTO PERIODO DI CHIUSURA FORZATA?
Abbiamo lanciato il progetto “La Collezione Peggy Guggenheim a casa tua”: con una serie di e-news settimanali e un palinsesto social attivo 7 giorni su 7 su Facebook, Instagram, Twitter e LinkedIn, arriviamo nelle case di chi ci segue, raccontando sempre storie nuove sul museo, le mostre, la collezione, la vita di Peggy Guggenheim, e così portiamo avanti quella che da sempre è la mission della Collezione, ovvero educare e divulgare i propri contenuti e la propria storia ad un pubblico quanto più ampio ed eterogeneo, che ama l’arte e che in questo momento non può visitare il museo. La programmazione prevede contenuti che spaziano da brevi Art Talk, presentazioni virtuali dedicate ai capolavori della Collezione, a tutorial che portano i Kids Day nelle case, ogni domenica alle 15, stesso giorno e stessa ora in cui i workshop per bambini venivano normalmente svolti in museo, da podcast sulla vita di Peggy Guggenheim sull’account SoundCloud del museo, ad Art Quiz per tenere allenata la mente e la propria conoscenza della storia dell’arte.

Peggy Guggenheim nella biblioteca di Palazzo Venier dei Leoni, Venezia, fine anni ’60. Foto Archivio Cameraphoto Epoche. Fondazione Solomon R. Guggenheim, Venezia, Donazione, Cassa di Risparmio di Venezia, 2005.

COME HA RISPOSTO IL PUBBLICO?
La risposta è decisamente positiva. La programmazione ci conferma che i contenuti video creano maggiore engagement, reazioni e commenti. In questi 40 giorni (dal 9 marzo al 16 aprile, ndr), ovvero da quando il museo ha chiuso al pubblico, e la comunicazione social si è inevitabilmente intensificata, il pubblico complessivo sulle 4 piattaforme è cresciuto di 15.000 followers, pari al 3,2%, da inizi marzo, quando mensilmente la crescita media si attesta sull’1%.   

QUALI CANALI STATE UTILIZZANDO E DOVE STATE RICEVENDO MAGGIORE RISCONTRO?
I canali, oltre al sito, interamente ripensato nella grafica e nei contenuti, prima “porta d’accesso” al museo e alle sue innumerevoli iniziative e attività, sono Facebook, Instagram, Twitter, LinkedIn e YouTube. Senz’altro la maggiore partecipazione la riscontriamo su Instagram, che ad oggi conta oltre 295.000 followers, con un aumento di oltre 10.000 followers dalla data della chiusura del museo, il 9 marzo, pari a un incremento del 4% in 30 giorni. Tra i contenuti più amati ci sono senz’altro gli Art Talk: pillole video dal taglio originale e insolito che approfondiscono un’opera in collezione e il suo autore, registrate da casa dagli stagisti che collaborano con il museo. I video hanno registrato fin’ora una media di 20.000 visualizzazioni ciascuno e una copertura media pari a 45.125 utenti unici.

La Collezione Peggy Guggenheim, Palazzo Venier dei Leoni, Venezia. Da sinistra: Fernand Léger, Uomini in città (Les Hommes dans la ville), 1919; Jean Arp, Grande collage (Grand collage), 1955, ricostruzione dell’originale del 1918 c; Georges Vantongerloo, Costruzione di rapporti volumetrici derivanti dal quadrato iscritto e dal quadrato circoscritto da un cerchio (Construction des rapports des volumes émanante du carré inscrit et le carré circonscrit d’un cercle), 1924; Theo van Doesburg, Composizione in grigio (Rag time) (Composition in Gray [Rag-time]), 1919. © Collezione Peggy Guggenheim, Venezia. Photo Matteo De Fina

ANCHE PRIMA DELLA CHIUSURA FORZATA, FACEVATE ATTIVITA’ DIGITAL?
Le piattaforme social del museo sono nate nel 2009, con Facebook, a cui si sono aggiunti Instagram e Twitter nel 2012, e infine LinkedIn, recentemente nato, e che ha chiaramente un pubblico più targettizzato, e più “business oriented”. Fin dall’inizio abbiamo creduto nei canali social come potente mezzo di comunicazione: sono dinamici, immediati, permettono uno scambio con il proprio pubblico e permettono di arrivare a un bacino di utenti vasto ed eterogeneo, molto più che attraverso qualsiasi altro mezzo di comunicazione. E le informazioni condivise sono a loro volta condivisibili dal proprio audience. Fin dall’inizio le piattaforme social sono state per noi luoghi virtuali in cui creare una relazione con il nostro pubblico, comunicare il museo, la sua storia e naturalmente le sue innumerevoli attività, poiché i nostri followers sono anche i nostri potenziali visitatori. Negli anni abbiamo organizzato anche contest fotografici ed eventi, come gli Instameet, a museo chiuso. Nel corso del tempo Facebook è chiaramente cresciuto per primo, per poi subire un arresto intorno alla fine del 2017, inizi 2018, in concomitanza con lo scandalo Cambridge Analytica e il cambio di algoritmo da parte del social. Abbiamo assistito al contempo a una crescita esponenziale di Instagram, che ad oggi registra il più alto numero di followers.

La Collezione Peggy Guggenheim, Palazzo Venier dei Leoni, Venezia. Piet Mondrian, Composizione n. 1 con grigio e rosso 1938 / Composizione con rosso 1939 (Composition No. 1 with Grey and Red 1938 / Composition with Red 1939), 1938–39. © Collezione Peggy Guggenheim, Venezia. Photo Matteo De Fina

PREVEDETE DI CONTINUARE LA COMUNICAZIONE SOCIAL, UNA VOLTA CHE POTRANNO RIAPRIRE I MUSEI?
Certamente. Ad oggi purtroppo è ancora tutto poco certo, ma stiamo già pensando e immaginando, rispetto ai futuri scenari, come organizzare al meglio la comunicazione social, tenendo sempre ben a mente la missione educativa della Collezione.  

E INFINE, UNA CURIOSITA’: AVETE MAI SENTITO PARLARE DEGLI ART BLOGGER? COSA PENSATE DI QUESTA FIGURA?
Sì, li conosciamo, e alcuni di loro, che lavorano bene, sono preparati e competenti, per noi hanno una valenza pari a quella dei giornalisti professionisti.

4 risposte a "#CultureForDigital – Collezione Peggy Guggenheim"

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