Iabo: arte, colore ed ironia…

Iabo. Mmmmh, se questo nome vi è familiare ci sono due opzioni: anche voi siete sui fan (potete seguirlo sulla sua pagina Facebook) oppure avete letto il mio articolo scritto in occasione dell’inaugurazione della mostra Sketch! presso la galleria Pisacane di Milano (QUI l’articolo).

La prima volta che ho visto le sue opere è stato dallo schermo del computer e in quel momento è scattato l’interesse. Poi, dopo qualche giorno, ho visto queste grandi tele dal vivo: il risultato è stato amore a prima vista. Non mi stanco mai di guardarle e riguardarle, ho sfogliato più volte il catalogo che racchiude alcune delle sue opere e ho apprezzato sempre più la genialità racchiusa in ogni tela e nel suo titolo.

IABO, Brillo (Homer Simpson e Andy Warhol), 70x140 cm, acrilico su tela

Durante l’inaugurazione ho conosciuto Iabo che subito ci ha contagiato con il suo entusiasmo e, tra una diretta su Facebook e l’altra, abbiamo chiacchierato a lungo del mondo dell’arte e della sua di arte, dell’arte in Italia e all’estero, della street art e del perché oggi va così di moda…

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Una serata così interessante che mi sono detta “perché non far conoscere meglio anche ai miei lettori chi è Iabo?”

Quindi…buona lettura!

 Raccontami come è nata la tua arte: quando, come, dove e perché!

Era il 1994, avevo circa 14 anni. Ero il classico ragazzino irrequieto di periferia, con il forte desiderio di dire a tutti: “io esisto”. In quel periodo iniziai a fare skateboarding e attraverso i pochissimi video e le riviste che circolavano a quei tempi cominciai a vedere dei graffiti. A Napoli in quel periodo erano pochissimi i writers e di pezzi se ne vedevano davvero pochi, tranne qualcuno nel centro storico e sulla metro. Mi appassionai a quella disciplina e immediatamente individuai un muro vicino casa mia: munito di guanti da cucina, 4 spray comprati alla ferramenta e un disegno appena abbozzato con su scritto IABO OR DIE feci il mio primo pezzo. Fu allora che iniziò il mio percorso nel mondo dei Graffiti. IABO è il nomignolo che mi affidarono i miei amici di skate, poiché qualcuno mi fece notare la la somiglianza con uno degli attori del famoso film “California Skate”… da quel momento divenne la mia tag. Molte sono state le crew di cui ho fatto parte: dalla TPC, 13 BASTARDI, MCF, KTM e tutt’ ora ne faccio parte.

van pop wall new

Poi, ad un certo punto del mio viaggio nel writing, ho sentito l’esigenza di cambiare: oltre allo spray e alle lettere infatti ho iniziato ad utilizzare nuove tecniche e nuove forme di comunicazione come la pittura, la scultura, i manifesti, gli stencil, gli stickers, il video, la performance arrivando al punto di non sentirmi più soltanto un writer. Certo, quello resta il mio fondamentale e imprescindibile background, sempre percepibile nel mio lavoro. Tuttavia attuare dei cambiamenti è fondamentale per crescere artisticamente e ricercare nuove forme di espressione, altrimenti c’è il rischio di restare imbrigliati in un’unica formula creativa, limitata e limitante. Come afferma Mara De Falco in un suo testo:

L’arte per IABO è ecologia. Intesa come riutilizzo di risorse creative. Consapevole dell’impossibilità di aggiungereall’esistente qualcosa d’inedito, sceglie di procedere per sottrazione, di esplorare anziché inventare. Terminato il tempo delle eclatanti rivoluzioni, superata l’idea dell’opera che fa gridare all’innovazione, Iabo succhia la sua linfa comunicativa dal mondo, la rimesta, la trasforma e poi la immette in un nuovo ciclo vitale. Tant’è che il suo linguaggio risulta immediatamente decodificabile, poiché la componente semantica – sebbene imperniata su concetti talvolta complessi – è veicolata attraverso una semiotica ampiamente diffusa e riconoscibile.

 Tutte le persone alle quali ho fatto vedere le tue opere, si sono subito innamorate e spesso hanno definito il tuo stile pop e immediato: secondo te, cosa colpisce le persone quando si trovano davanti ad un tuo lavoro? Sei d’accordo con la definizione “pop” o ti sembra sbagliata/riduttiva?

Il colpo di fulmine che scatta tra l’osservatore e l’opera d’arte può dipendere dalle forme essenziali, dai colori, dall’ironia del messaggio o da altri mille fattori, ma sicuramente resta un attimo magico e appagante per me, perché so che il messaggio che ho inviato, ha raggiunto, stimolato e conquistato chi ha recepito, ha pensato e compreso linguaggi diversi. Credo che sia questo che rende l’arte pop, e io mi ritengo ultra pop. Tutto, tanto, troppo popolare, al punto che cerco l’essenza del pop. Chissà forse é proprio questo il mio ingrediente magico.

La tua arte non è semplicemente visiva, ma può essere letta attraverso diverse chiavi come ad esempio l’ironia: qual è il tuo intento quando scegli un nuovo soggetto?

Il mio lavoro parte paradossalmente dalla fine, ovvero dal titolo, poi seguendo il mio intuito, stile e coerenza nasce l’immagine. Molte volte mi chiedo come riesco a trasformare la parola in immagine, ma credo sia inutile voler dare per forza una spiegazione al mio ritmo creativo, quindi ogni volta cavalco l’onda del pensiero o dell’illuminazione del momento. L’ironia per me è indispensabile, perché è il mio elemento di frattura tra ciò che voglio comunicare e ciò che è, creando fraintendimenti e spiazzando o spazzando via convinzioni comuni.

 

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Non mi rompere il mondo

 

Quando ci siamo incontrati all’inaugurazione presso Pisacane Arte hai accennato ad una “evoluzione” dei tuoi lavori: verso quale direzione ti stai muovendo e perché?

Chi conosce i miei precedenti lavori sa bene che la mia evoluzione è la sintetizzazione, così dai vecchi leimotiv, sono nati quelli che hai potuto vedere da Pisacane Arte, o ancora di più nel ciclo core identity, dove il logo diventa protagonista e dominatore dell’opera, diventando così prepotente da uscire fuori dalla tela e toccando la realtà con istallazioni che rafforzano i concetti e irrompono nella visione bidimensionale dell’arte che ha lo spettatore.

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Autolesionismi

 

Quali sono i tuoi progetti e impegni per il futuro? So che prossimamente sarai a Londra…

I progetti e gli impegni sono tanti e articolati. Tra qualche giorno inaugurerà alla Saatchi Gallery di Londra la terza edizione di Start art fair dove mi troverete negli spazi della mia galleria di riferimento londinese Arte Globale, sarò presente con tre opere di grosso formato. Subito dopo, il 20 settembre parteciperò ad un’altra mostra dal titolo “The Silk Road” Arte contemporanea tra Asia e Europa a cura di Alessandro Riva e Gisa Bruno promossa da Italian Factory Magazine a Castel dell’ovo a Napoli. Ho in programma una mostra personale ad Amsterdam in una nuova galleria e sto per aprire il nuovissimo studio IABO WORLD a Napoli, per il resto se volete essere aggiornati sulle mie prossime mostre seguitemi sulla mia pagina Facebook oppure sul mio sito ufficiale: http://www.iaboworld.com

 

 

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