Caravaggio e Francesco. Davanti al dipinto @Serrone della Reggia di Monza

E’ bastato leggere Caravaggio per farci brillare gli occhi: al Serrone della Reggia di Monza infatti, l’1 aprile e’ arrivato un’ospite speciale “San Francesco in meditazione” dipinto da Michelangelo Merisi.

San Francesco in Meditazione

La mostra, aperta gratuitamente al pubblico fino al 19 aprile, mette al centro dell’attenzione quest’opera di Caravaggio scoperta solo pochi anni fa, nel 1967, in una piccola chiesetta a Carpineto Romano dove per oltre quattrocento anni e’ passato inosservato agli occhi di tutti. Un giorno, Maurizio Marini, dopo aver visto le tela, ha cominciato a pensare che quello non fosse solo uno dei tanti dipinti che adornano le sagrestie delle migliaia di chiese che ci sono in Italia. E così, nel giro di un anno, Maria Vittoria Brugnoli decretò l’appartenenza dell’opera a Caravaggio. Una dichiarazione alla quale seguirono diverse perizie, tra cui un’analisi ai raggi X che ridusse al minimo ogni dubbio: il quadro di Carpineto Romano è del Merisi. Ma allora quello conservato nella chiesa dei cappuccini di Santa Maria della Concezione, di chi è? Sono ancora molti i misteri che aleggiano intorno a queste due opere che, a prima vista, sembrano identiche ma…dovete andare a visitare la mostra per scoprire ogni particolare 🙂

Il percorso di visita e’ guidato, si fa a gruppi e dura 20 minuti. Si divide in tre sezioni: nella prima abbiamo visto un interessantissimo video durante il quale curatori ed esperti del Merisi raccontano la sua storia e le vicissitudini legate al quadro esposto in mostra. La seconda sezione e’ legata alla biografia del maestro, raccontata con simpatia e dovizia di particolari dalla guida. Infine, in fondo ad una stanza buia, ecco il quadro protagonista che emoziona come solo le opere di Caravaggio sanno fare.

San Francesco in Meditazione_Credits: Davide Boffi - ideo
San Francesco in Meditazione_Credits: Davide Boffi – ideo

Gli inconfondibili chiaro scuri, i dettagli dell’abito, l’espressione del viso…i nostri sguardi non sapevano dove soffermarsi tanta è la bellezza di quest’opera.

Ma come nasce questo percorso di visita? Come ci si confronta di fronte all’opera di uno dei più grandi protagonisti della storia dell’arte? L’abbiamo chiesto ad Andrea Dusio, curatore della mostra:

“L’idea del percorso di visita nasce dalla necessità di garantire a chiunque venga a vedere il “San Francesco in meditazione sul teschio” una conoscenza di base della figura e dell’opera di Caravaggio. Il video e la parte introduttiva, costruita attorno al timeline dell’artista e alle testimonianze dei suoi primi biografi, aiutano a portare davanti al dipinto un pubblico preparato, anche quando è arrivato in mostra per pura curiosità. Gli apparati digitali che abbiamo preparato, e che sono fruibili a visita terminata sul nostro sito, consentono di approfondire le informazioni ricevute. Ci piace pensare che quest’esperienza possa davvero appassionare una parte del pubblico alle vicende del Caravaggio tanto da generare il desiderio di saperne di più una volta che è tornato a casa.”

In passato mi ero già occupato di Caravaggio, scrivendo un libro di divulgazione, che qualcuno aveva definito “travestito da pamphlet”, una lettura scenica con Alessio Boni, e ancora pubblicando con Sara Fanelli il suo “Timeline”. Avevo polemizzato con le attribuzioni troppo facili. Cercando nel contempo di dare un’interpretazione della sua opera che fosse vicina alla sensibilità dei nostri tempi, dunque non necessariamente filologica. Questa volta ho fatto due passi indietro, con un disegno curatoriale che considero soprattutto di servizio all’opera e alla sua visione. Ho puntato molto sulla suggestione delle fonti antiche (e dunque Bellori, Baglione, Mancini), e nel video che abbiamo prodotto ho cercato di mettere assieme la voce di tre persone che costruissero un ritratto il più verosimile possibile del Merisi: lo storico dell’arte Claudio Strinati, lo scrittore Costantino d’Orazio e Valeria Merlini, restauratrice ma anche inventrice del format delle mostre basate su di un solo dipinto, com’è anche la nostra.
Secondo lei, il pubblico dell’arte di oggi cosa si aspetta quando va a visitare una mostra?
Non ne ho assolutamente idea, e credo tutto sommato che sia buona cosa chiedersi non cosa voglia il pubblico, ma come lo si può avvicinare all’arte facendo capire che davanti a una grande opera e un grande artista ne sappiamo tutti pochissimo, e dunque c’è un dialogo vivo che si apre, che consente a tutti di dire la propria idea, di partecipare a quello che sta vedendo, trasformando quell’esperienza da passiva ad attiva. Una mostra senza audioguide, con persone in carne e ossa che mediano la fruizione, ma sempre con una cifra personale e aperta alle richieste e alle suggestioni che vengono dai visitatori è la formula che più mi piace. Una mostra è anzitutto una questione linguistica, e per essere comprensibile deve parlare la lingua del proprio tempo. Ci sono mostre apparentemente bellissime e che però fuori dalla cerchia degli addetti ai lavori sono assolutamente non comunicanti. La nostra non ha altre ambizioni che parlare a tutti e con tutti: speriamo di esserci riusciti.   

Secondo noi ci sono riusciti: siamo uscite entusiaste e continuiamo a suggerire ad amici e colleghi di andare al Serrone. E’ la prima volta che vediamo una mostra composta da una sola opera e il risultato è stato molto soddisfacente!

ORARIO
Tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00 – il giovedì fino alle 22.00

FINO AL 19 APRILE

INGRESSO GRATUITO

CLICCA QUI PER MAGGIORI INFORMAZIONI

L’iniziativa si avvale del sostegno di MiBACT, Regione Lombardia, Provincia di Monza e Brianza, Comune di Monza, ed è stata realizzata con il contributo di Camera di Commercio di Monza e Brianza, Confindustria Monza e Brianza e Rottapharm Biotech. E’ stata promossa dal Consorzio della Villa Reale e Parco di Monza, “il Cittadino” e organizzata da Culture.

COME RAGGIUNGERLA:

6 thoughts on “Caravaggio e Francesco. Davanti al dipinto @Serrone della Reggia di Monza

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  1. La diatriba Carpineto/Roma è tutt’altro che conclusa e molte sono ancora le certezze da fugare, anche se, come spesso capita con Caravaggio probAbilmente non si giungerà ad una attribuzione condivisa. Resta però, come dite e come dice il curatore, che le persone devono essere avvicinate all’arte ed aiutate a capire. E da quello che scriverete questo evento è ben riuscito ed è già quello un gran traguardo!

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