The Mob Museum @Las Vegas

Buon lunedì a tutti! Questo weekend siamo andate sul Lago Maggiore e abbiamo fatto una bellissima gita: stiamo sistemando le foto e scrivendo l’articolo…nel frattempo continuiamo con i racconti delle nostre vacanze!

Eravamo rimasti a Las Vegas che però, non è solo la città del divertimento: sono infatti molti i musei presenti sul territorio e tra questi c’è il Mob Museum.

The Mob Museum_www.culturefor.com

Questo museo tratta un tema molto delicato: la criminalità organizzata negli Stati Uniti. Ci sono voluti dieci anni per realizzarlo e tutto questo periodo è stato accompagnato da lunghe polemiche (soprattutto da parte della comunità italoamericana), come quelle relative ad alcuni cimeli ritenuti di cattivo gusto: nella foto sotto vi è il muro originale del garage nel quale si è consumata la famosa strage di San Valentino.

Il museo è stato realizzato grazie al sostegno dell’Fbi che ne vedeva la finalità educativa. Esso si trova nella stessa palazzina che ha ospitato la commissione anticrimine del Senato USA; durante la visita si può assistere, nella sala adibita a tribunale, ad alcuni stralci dei processi tenutesi lì, tra cui il discorso del senatore Kefauver.

Las Vegas è una città dove la criminalità, o meglio il Mob (nome usato per indicare le associazioni criminali americane) ha attecchito meglio, trovando nelle sale da giochi della capitale del deserto del Nevada il terreno ideale per riciclare il denaro sporco o per prelevare quello pulito prima che venisse conteggiato. Il museo è un mix di storia, interattività e immagini molto forti come quelle dell’assassinio del boss Bruno Facciola, a cui poi si alternano le foto anni Cinquanta delle celebrità di quel tempo che si divertono nei casinò gestiti dalla mafia.

Già dall’ingresso si capisce il tipo di interattività promosso dal museo: all’ingresso si viene “trattati”, come sospetti criminali, si passa attraverso la sala dell’identikit, ascoltando la voce registrata di un poliziotto nella canonica “lettura dei diritti” e così via, tra pistole e nomi più o meno famosi come Scarface, Lefty, Lucky o The Ant, Meyer Lansky o Sam Giancana, uomo di fiducia di Capone.

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Fa impressione notare come la maggior parte dei nomi di questi mafiosi sia di origine italiana: Sicilia, Calabria e Campania in primis. Ma come sottolineava il video iniziale, non sono solo italiani ma anche medio-orientali e persone provenienti dalla Russia e dall’Est Europa.

Interessante i racconti della storia della criminalità organizzata da due punti di vista: quello dei mafiosi e quello della polizia. Sorrisi, visi, feste: fotografie che ritraggono persone normali ma che in realtà sono spietate, senza scrupoli, sicure di sè…o forse no? Chi è amico in quel mondo e chi no? Di chi fidarsi? E se ci fosse un infiltrato? Già, l’ultima sezione del museo è dedicato al lavoro di infiltrazione e spionaggio da parte di polizia e FBI: interecettazione, pedinaggi….

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E’ un museo molto interessante, unico nel suo genere che ha lo scopo di approfondire un tema di cui spesso si sente parlare ma che in realtà non si conosce fino in fondo. Vi consiglio di dedicare 2/3 ore del vostro soggiorno a Las Vegas per visitarlo.

Alessandra

ORARIO: Aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00. Il venerdì e il sabto apertura prolungata fino alle 20.00

BIGLIETTI: 19,95 $ (sono previste diverse riduzioni a seconda dell’età)

Per informazioni CLICCATE QUI

COME RAGGIUNGERLO:

7 risposte a "The Mob Museum @Las Vegas"

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  1. Allora io credo sia una figata assoluta, però penso all’americano medio che visita questo luogo. Riesce a comprendere lo scopo finale del museo e guardare con occhi distaccati la realtà?

    Fa strano leggere l’appartenenza territoriale di certi criminali.

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    1. Ciao Amalia! Hai ragione: una figata…ovviamente se visitato con le giuste intenzioni. Diciamo che ho visto l’americano medio impazzire di fronte alle due sale dove era possibile sparare ai criminali -_- e andare dritto di fronte alle testimonianze, ad esempio, degli infiltrati o dei partecipanti ai processi.

      Per quanto riguarda l’appartenenza territoriale è veramente impressionante: una parete intera con i nomi dei mafiosi più famosi e il 75% erano italiani, delle tre citate regioni.

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