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Ecco svelata la prima tappa culturale del mio viaggio cinese: Il Tempio del Cielo, conosciuto anche come Tempio del Paradiso (天壇, Tiāntán).

A differenza di quel che pensavo (ebbene sì, non mi sono documentato quasi per niente su ciò che avrei visitato prima di partire) non si tratta di un singolo tempio, bensì di un complesso di edifici di culto taoista, immersi in un grande parco nella parte meridionale di Pechino. Il parco, lungo circa 2 km, si sviluppa da sud verso nord in direzione della Città Proibita.

Dopo aver comprato il biglietto (circa 25¥, 3 euro) ci si avvia verso l’ingresso, che si trova in corrispondenza di un grande paifang, ovvero una sorta di arco riccamente decorato che si trova all’ingresso di molti parchi, vie e città cinesi, da cui parte anche il muro esterno del parco, lungo oltre 6 chilometri.

Una volta entrati, ci ritrova su un lungo viale alberato, affollato di turisti (ndr. tutti cinesi, tutti! Pensavate di incontrare qualche europeo/americano/occidentale in un posto così turistico? E invece no!), che conduce direttamente al Qiniandian (Tempio della preghiera per i buoni raccolti), ovvero la più grande e famosa tra le strutture del parco.

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Lungo la strada, da cui già si riesce a intravedere il tetto del tempio, ho potuto osservare (con non poca curiosità) una quantità di persone, soprattutto anziani, che si dedicano a una moltitudine di attività: chi si ferma sulle staccionate a giocare a carte, chi mangia, chi balla o fa Tai Chi e, cosa più bella di tutte, chi passa il tempo tracciando dei bellissimi pittogrammi sulle strade, usando solo acqua e un grosso pennello.

Giunti finalmente in fondo al viale, superiamo il portone di ingresso e ci troviamo in una grande piazza, al centro della quale, su una piattaforma di marmo bianco a tre gradoni, si trova il tempio della preghiera per i buoni raccolti. Costruito per la prima volta nel 1420 durante il regno dell’Imperatore Yongle della dinastia Ming, il tempio originale è bruciato dopo essere stato colpito da un fulmine nel 1889, ed è stato ricostruito solo diversi anni dopo.

Costruito interamente in legno (senza utilizzare nemmeno un chiodo), il tempio misura 36 metri in diametro per 38 metri di altezza, è suddiviso su tre piani ed è sostenuto da 28 colonne principali, suddivise in tre cerchi. Il cerchio più interno è composto da 4 colonne, rappresentanti le 4 stagioni; gli altri due cerchi sono costituiti da 12 colonne ciascuno: il secondo (quello di mezzo per intenderci) rappresenta i 12 mesi dell’anno, il terzo le 12 divisioni delle ore della giornata. Le 24 colonne dei due cerchi più esterni rappresentano i 24 periodi climatici del calendario lunare, mentre l’insieme di tutte e 28 le colonne delle tre cerchie simboleggia le 28 stelle principali dell’antica Cina. Al di sopra di queste 28 colonne se ne trovano altre 8 più corte. La loro somma (36) rappresenta a sua volta le 36 stelle più brillanti del firmamento. Ciliegina sulla torta, l’ultima (e unica) colonna all’ultimo piano simboleggia l’Universo intero. Difficile, eh?! (Purtroppo non è possibile entrare all’interno)

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Superato il Qiniandian, ci siamo diretti verso il giardino delle rose, che visto il periodo, altro non erano che rametti secchi e raggrinziti che sbucavano da terra, dietro al quale abbiamo trovato però un bellissimo angolo di giardino con dei gazebo collegati tra loro da camminamenti coperti, sempre pieni di cinesi alle prese con le loro innumerevoli attività. Un ottimo set per scattare foto bellissime (anche a soggetti discutibili, vedi sotto).

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Lasciatoci il giardino delle rose rinsecchite alle spalle, ci avviamo verso il Tempio del Dio dell’Universo. Più piccolo rispetto a quello precedente, questo tempio a un solo piano (e un solo tetto) si trova su un grande piedistallo di marmo bianco. Al suo interno erano conservate le tavolette sacre del Dio del cielo e degli antenati dell’imperatore, quando non si trovavano nel Tempio della preghiera per i buoni raccolti per la millenaria cerimonia del Dio del Cielo, presidiata dall’imperatore stesso.

Una delle tante particolarità di questo tempio è quella di essere circondato da un grande muro perfettamente circolare, costruito in modo tale per cui, se una persona parla rivolta verso il muro, un’altra persona dalla parte opposta del cerchio può sentirne la voce come se si trovassero l’una di fronte all’altra.

Ci incamminiamo quindi verso l’ultimo dei tre complessi principali di edifici: l’Altare Circolare. Lungo la strada, ecco che vengo fermato da una coppia di cinesi (che ovviamente si rivolgono a me in cinese) che, mi svela Chiara, vogliono fare una foto con me. Perché mai? Perché la maggior parte dei cinesi, o almeno quelli che non vivono in città, non ha mai visto un occidentale dal vivo. Se l’occidentale in questione poi è anche dotato di barba (grande assente negli uomini cinesi che, nella maggior parte dei casi, possono vantare al massimo dei baffetti preadolescenziali) allora ciao proprio.

Accetto dunque di fare quella che sarà (spesso inconsapevolmente e talvolta controvoglia) la prima di innumerevoli, innumerevolissime foto con perfetti sconosciuti.

Ma torniamo all’altare circolare: si tratta, come dice il nome, di una terrazza disposta su tre livelli, tre cerchi concentrici. Dal basso verso l’alto, i cerchi rappresentano rispettivamente l’Uomo, la Terra e il Cielo. L’insieme dei tre cerchi rappresenta a sua volta la triade cosmica tra Imperatore, Terra e Cielo. Qui venivano effettuati i sacrifici imperiali al Cielo, tradizionalmente all’alba prima del solstizio d’inverno. Le carcasse degli animali sacrificati, oltre agli altri doni offerti al Cielo, venivano poi bruciate in grandi bracieri posti a lato dell’enorme struttura.

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Terminata la visita, stanchissimi dopo i tanti chilometri percorsi a piedi (e stravolto dal fuso orario), ci dirigiamo verso l’uscita del complesso. Naturalmente, lungo la strada non poteva mancare un’altra foto con un gruppo di sconosciuti…va bene!

Nonostante fosse ormai pomeriggio inoltrato, andiamo in scooter alla ricerca di un ristorante ancora aperto per il primo pranzo cinese, che ha messo a dura prova le mie abilità con le bacchette. Mai mangiati noodles così scivolosi!

Concludendo…il Tempio del Cielo è sicuramente un posto affascinante, un assaggio di Cina tradizionale nel ben mezzo di Pechino. Lo consiglio sicuramente a chiunque voglia visitare la città! Nel caso ci stiate pensando, armatevi di scarpe comode (si cammina come mai nella vita), di santa pazienza per tutte le foto che vi verranno scattate, per la gente che vi indica apertamente, e preparatevi agli sguardi divertiti di chi vi vede mangiare (perché anche se siete bravissimi, sappiate che in ogni caso non sarete mai bravi come loro a mangiare con quelle maledette bacchette)!

 

Roberto

7 thoughts on “Tempio del Cielo @Pechino

    • In tanti preferiscono visitare altri paesi dell’Estremo Oriente, soprattutto se si tratta della prima volta! Di sicuro non si tratta di un viaggio “facile” ma che ti garantisco che ne vale assolutamente la pena, ho avuto modo di visitare luoghi ancora più belli di quanto immaginassi prima di partire…e il fatto che vivano lì una mia cara amica e mio cugino, è stato sicuramente un bell’incentivo! Vedrai che cambierai idea leggendo i prossimi articoli 😊

      Roberto

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