I giardini di Marrakech

Nell’ultimo post dedicato al Marocco, vi racconterò di due “giardini” della città: il famoso Jardin Majorelle e il meno noto Jardin Secret.

Le Jardin Majorelle è un complesso di giardini il cui nome è spesso associato a quello di Yves Saint Laurent. Ma procediamo con ordine: è il 1919 quando il pittore francese Jacques Majorelle si trasferì a Marrakech, innamorandosene. Qui comprò un palmeto a nord-ovest della medina e, nel 1931, affidò all’architetto Paul Sinor la costruzione di una villa in stile moresco proprio all’interno di questa “oasi” verde. Sinor trasformò il palmeto, ispirandosi ai giardini tradizionali marocchini e dando vita ad un lussureggiante giardino tropicale che piano piano diventò una vera opera d’arte con diversi bacini d’acqua, piante esotiche, fontane, sentieri e vasi.

E’ nel 1937 che nacque il tratto distintivo di questo luogo, che lo rese famoso nel mondo: in quell’anno infatti, l’artista dipinse la casa e il giardino con un nuovo colore, il blu Majorelle. Si tratta di un blu oltremare/cobalto dal colore molto intenso che risalta in mezzo alla natura, catturando e ipnotizzando lo sguardo di chi lo osserva.  Dieci anni più tardi il giardino aprì al pubblico.

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Majorelle, in seguito ad un incidente, tornò a Parigi e non fece più ritorno a Marrakech. I giardini vennero così abbandonati finchè, nel 1966, Yves Saint Laurent e Pierre Bergè lo riscoprirono durante un viaggio in Marocco. Anch’essi si innamorarono subito della struttura e del giardino. e la acquistarono nel 1980. Lo ristrutturarono e vi si trasferirono. Le ceneri dello stilista francesi sono state sparse nel roseto e nel giardino è stato eretto un memoriale in suo onore.

Camminare in questo giardino è una vera e propria esperienza: ancora una volta il caos della città rimane fuori dalle mura, gli occhi si riempiono dei colori della natura e, una volta usciti, nella mente rimarrà vivido il ricordo del blu majorelle.

Ma Marrakech non ha ancora finito di stupirci. All’interno della medina ci aspetta Le Jardin Secret. E’ un giardino che faceva parte di un complesso costruito sotto la dinastia Saadiana, oltre 400 anni fa, per poi essere distrutto alla fine del XVII secolo con il declino della stessa dinastia. A metà anni Novanta, il palazzo venne ricostruito rispettando le caratteristiche delle architettura saadiane ma, come conseguenza di diverse dispute interne della famiglia occupante, la struttura venne abbandonata nuovamente.

Ecco però che nel 2008 iniziarono i lavori di restauro che si sono conclusi a marzo di quest’anno. Il risultato è una struttura completamente rimessa a nuovo senza aver perso il suo fascino, circondata da un giardino esotico e da uno islamico.

L’elemento distintivo di questo giardino è l’acqua: certo, tutti i giardini marocchini presentano questo elemento inserito grazie alle fontane, ma qui si tratta di qualcosa di veramente eccezionale. Durante i lavori di restauro infatti, gli scavi hanno rivelato una struttura idraulica incredibile per i tempi in cui è stata costrutita: un’ingegnosa rete di tubi che portano l’acqua dalle Montagne dell’Atlantico fino alla struttura dove viene utilizzata in cucina, nell’hammam, nelle fontane e per irrigare.

Dopo esserci rilassati e immersi nella pace e tranquillità di questi splendidi giardini, è il momento di catapultarci nuovamente nel caos della medina dove fare qualche acquisto e poi, rilassarci all’hammam (no, non quello pubblico: non siamo stati abbastanzi “avventurosi”!)

E’  il momento  di salutare il Marocco, una terra di contrasti che mi ha conquistata piano piano…anzi, aveva ragione Simone quando i primi giorni mi diceva: vedrai che il Marocco, lo apprezzerai di più quando sarai tornata. Ed è vero! Dopo oltre un mese dal mio rientro mi ritrovo a pensare a questo viaggio, ai paesaggi visitati e alle persone che ho conosciuto, all’aria calda e secca che mi scompigliava i capelli e alla voce del muezzin che al tramonto chiama i fedeli alla preghiera…e continuo a pensare a quali altri luoghi potrei visitare in questo paese meraviglioso!

12 thoughts on “I giardini di Marrakech

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