Fes, la più antica città imperiale del Marocco

Avete potuto leggere qualche anticipazione del viaggio in Marocco nell’articolo pubblicato martedì (se ve lo siete perso, CLICCATE QUI) ma da oggi inizia il reportage vero e proprio, dove vi racconterò le tappe dei miei 10 giorni marocchini. Il cielo grigio del nostro primo giorno in Marocco non ci ha scoraggiato e, dopo una sostanziosa colazione, ecco arrivare Mohamed (il nostro driver per l’intera durata del viaggio) insieme alla guida per quel giorno, Ahmid (probabilmente ho scritto sbagliato il suo nome!): tutti in macchina e si parte. La direzione è Borj Sud, una fortezza del XVI secolo arroccata su una collina dalla quale si gode di una vista panoramica della medina di Fes.

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La città sembra un set cinematografico: case basse dal tetto piatto costellato di antenne paraboliche, tutte così vicine che mi sono chiesta come potessero esserci delle strade in mezzo. Inoltre sembrava che, tra le antiche mura che tipicamente racchiudono tutte le medine, regnasse la tranquillità e il silenzio.

Ma è tempo di tornare verso la città e precisamente al Palazzo Reale (Dar el-Makhzen) situato fuori dalla mura e quindi nella cosiddetta città nuova che così nuova non è visto che risale a 7 secoli fa. L’imponente facciata del Palazzo Reale è l’unica cosa che potrete vedere qui poichè l’ingresso al pubblico è proibito.

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La prima cosa che cattura l’attenzione dell’occhio sono gli enormi portali che, pur sembrando ricoperti d’oro, in realtà sono di ottone! Queste meravigliose opere di intarsio sono contornate dai famosi mosaici colorati marocchini, dove il colore maggioramente usato è il verde, simbolo della città di Fes, e dai particolari in legno di cedro.

Abbiamo poi costeggiato le mura esterne del palazzo fino ad arrivare al quartiere ebraico, la Mellah: qui ormai non vivono più gli ebrei ma il quartiere si distingue dal resto dalla città per la sua architettura. Le case infatti dispongono tutte di balconi affacciati sulla strada, elemento assente dalle tipiche case marocchine che non prevedono l’utilizzo di affacci sull’esterno.

E’ però arrivato il momento di entrare nella medina e fare un salto indietro nel tempo: vie strette e invase da bancarelle, persone e asini che trasportano le merci in questo dedalo di strade dove (teoricamente) non possono circolare le macchine. Nel giro di pochi minuti, se non fosse stato per la nostra guida, ci saremmo persi. Ci avviciniamo a lui che, facendosi largo tra i polli in vendita in mezzo alla strada, ci racconta delle usanze del posto.

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La terza tappa della giornata è la Madrasa Bou Inania. Si tratta di una scuola coranica del XIV secolo, esempio perfetto dell’architettura della dinastia berbera Merenida. Il mio occhio è corso subito lungo tutte le pareti, così ricche di decorazioni e particolari da confondere. Ma ecco che viene in nostro aiuto Ahmid, che ci racconta che questo è uno dei pochi luoghi religiosi del paese dove i non islamici possono entrare. Tutte le decorazioni sono geometriche poichè agli islamici non è permesso rappresentare persone, animali o paesaggi (o meglio, vogliono evitare di commettere il peccato di idolatria contro Allah): ecco quindi nuovamente le maioliche in basso e il cedro intarsiato in alto. In mezzo gli stucchi che, questa volta riportano alcune frasi del corano scritte con due stili diversi, uno dei quali così complicato che nemmeno la nostra guida riusciva a leggere cosa c’era scritto!

Dopo questa visita abbiamo continuato a camminare in questo immenso labirinto (la medina di Fes, patrimonio UNESCO, è la più grande del Nord Africa)  e ovunque abbiamo incontrato bancarelle e venditori più o meno insistenti. Prima chi voleva venderci i tappeti…

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…poi i venditori di spezie, di olive, di rame, di argento…

… e poi il mio naso fiuta un odore strano. E’ arrivato il momento che temevo: le concerie si stanno avvicinando. Prendo il mazzetto di menta che mi offrono e cominciamo a salire verso la terrazza da cui si vedono le vasche dove la pelle viene lavorata. Inizialmente dico a Simone che pensavo che la puzza fosse molto più nauseante, ma ecco che vediamo le vasche e vengo investita da questo odore terribile! Prendo tutta la menta che trovo in giro e comincio a respirare tra le foglie, ma la puzza è troppo forte quindi, dopo un’occhiata veloce, ho dato la macchina fotografica a Simone…e sono praticamente scappata!

Dopo questa “profumata” esperienza e dopo la prima contrattazione del nostro viaggio, che mi ha fruttato una splendida borsa color ciliegia, è arrivato il momento di pranzare. Cous cous, tajine, un po’ di frutta, l’immancabile tè alla menta e siamo pronti a ripartire. Continuiamo l’esplorazione dell’immensa medina e, tra una via e l’altra, riusciamo a sbirciare all’interno di alcune moschee che hanno le porte aperte: Ahmid ci spiega che le moschee marocchine, a differenza di quelle ottomane, sono molto più belle all’esterno, mentre le sale interne sono spoglie per favorire la concentrazione durante la preghiera.

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E’ pomeriggio inoltrato e la nostra visita finisce alla cosiddetta Porta Blu, o Bab Bou Jeloud, uno degli ingressi alla medina da cui si scorge il minareto della Madrasa Bou Inania.

La visita di Fes è stato il nostro primo impatto con la realtà marocchina. Ho visto due volti diversi della città: quella più moderna dove soggiornavamo e quella che sembra rimasta al medioevo, dove si contratta sul prezzo prima di acquistare, tutti si conoscono, si gira sul dorso dei muli, si porta il pane al forno del quartiere, si rivolgono sguardi curiosi e sorrisi sdentati ai turisti…

SE SOGNATE UN VIAGGIO IN MAROCCO, COLLEGATEVI AL SITO EVANEOS.IT E CONTATTATE MELANIA (QUI IL LINK DIRETTO) OPPURE SCRIVETEMI!

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