Chiesa di San Bartolomeo de Castelaz @Valdisotto

Se invece di entrare nella lunga galleria che collega Sondalo a Bormio prendete la strada vecchia: sulla sinistra vedrete una montagna “tagliata in due” verticalmente.

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La mattina del 18 luglio 1987, un grande boato ha svegliato la popolazione di S. Antonio e dintorni: una parte della montagna si è staccato e poi è scivolata giù, distruggendo completamente il piccolo paese di S. Antonio. 50 milioni di metri cubi si sono riversati sul fondovalle, alzandone il livello di 50-70 metri e risalendo il versante opposto per circa 300 metri. La frana ha sbarrato il corso dell’Adda e per molti giorni le acque che continuavano a scorrere hanno dato vita ad un lago artificiale le cui acque spingevano con tutta la loro forza per passare oltre: il 30 agosto dello stesso anno, dopo aver evacuato i centri abitati da Grosotto a Sondrio, avvenne la tracimazione controllata per liberare il corso dell’Adda.

Al momento della terribile frana la maggior parte della popolazione non si trovava lì perché, a causa di numerose alluvioni, era stata precedentemente evacuata. Diverse persone comunque persero la vita quel giorno.

Miracolosamente si è salvata la Chiesa di San Bartolomeo de Castelaz grazie alla sua posizione un po’ sopraelevata. La stessa toponomastica della chiesa (castelaz) fa intendere che in precedenza qui sorgevano delle fortificazioni. Non un castello signorile, ma un avamposto gestito dalla comunità bormiese per controllare il territorio e l’accesso alla valle di Bormio.

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Non si sa esattamente quando sia stata costruita, ma è sicuramente anteriore al 1393 poichè proprio questa data è indicata sul bordo inferiore dell’affresco raffigurante il Martirio di San Bartolomeo che decora l’interno della chiesa. Attorno alla chiesa sorgeva il cimitero, a lungo utilizzato dagli abitanti di Sant’Antonio che salivano alla chiesa lungo una mulattiera, lungo la quali si trovava un sasso su cui venivano depositati i feretri, detto sàss di mòrt.

La mia visita è stata “improvvisata” sulla strada di ritorno dopo aver visitato i Castelli di Grosio (di cui ve ne ho parlato QUI) e quindi la chiesa purtroppo era chiusa, ma facendo qualche ricerca ho scoperto che nonostante sia molto semplice, la sua architettura riflette un fine proposito teologico: il pavimento leggermente in salita e la disposizione non perfettamente in asse dell’abside, ricorda la salita al Calvario e l’inclinazione del capo di Gesù sulla croce.

Ho invece potuto vedere l’ossario che si trova proprio lì a fianco: venne costruito nel 1784 e il cumulo di teschi e ossa riporta il pensiero alla tragedia avvenuta quasi trent’anni fa.

La storia della chiesa, del paese di Sant’Antonio e della frana mi ha sempre impressionato e consiglio a tutti coloro che si dirigono in macchina verso la Valtellina di fare una sosta qui. Non solo per ammirare la chiesa e la vista dall’alto della valle, ma anche per fermarvi a pensare alla forza della natura che in pochi minuti può spazzare via tutto ciò che l’uomo costruisce.

ALESSANDRA

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