Museo della seta Abegg @Garlate, Lecco

Quando si parla di seta, la prima cosa che salta alla mente è la Via della Seta, percorso via terra e via mare dove si snodavano i commerci di questo prezioso tessuto importato dalla Cina fino ai possedimenti dell’Impero Romano. Non sono in molti però a sapere che anche in alcune zone dell’Italia la produzione (e la lavorazione di seta) ha svolto un ruolo importante: dal XII secolo infatti, il nostro paese fu uno dei maggiori produttori europei, in particolar modo a Palermo, Messina e Catanzaro. Col passare dei secoli, la produzione si sposta sempre più verso nord fino a raggiungere Como e Lecco. E proprio in provincia di Lecco, precisamente a Garlate, si trova il Museo della seta Abegg. Situato in una filanda settecentesca circondata da alberi di gelso, questo museo espone scoperte, invenzioni e macchine destinate alla produzione della seta dal baco.

La filanda aprì nell’Ottocento per volere degli industriali svizzeri Abegg e rimase attivo fino a pochi anni dopo la Seconda Guerra Mondiale. Dopo la chiusura, il direttore generale per l’Italia Carlo Job, nel 1953, decise di costruire un Museo Tecnico Scientifico con la storia dell’industria serica con lo scopo di mantenere viva la memoria di questa antica arte e, magari, essere di ispirazione per i nuovi produttori di seta. Venne donato al comune di Garlate nel 1976

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Il museo è piccolo e si divide su due piani, ma al suo interno conserva macchinari vecchi anche di tre secoli, tra cui una macchina per distribuire il filo di seta in matasse studiata da Leonardo da Vinci. Nonostante non fosse l’orario delle visite guidate, un gentilissimo operatore museale presente ha condiviso con me le sue conoscenze dell’argomento, dandomi qualche spiegazione di come si svolgeva il lavoro e attivando le macchine per farmi capire il loro funzionamento.

All’interno del museo ho potuto vedere l’affumicatoio, dove i bachi morivano soffocati o brucati per evitare che uscissero e bucassero il loro prezioso bozzolo.

I bozzoli poi venivano suddivisi per dimensioni in quanto più il bozzolo era grande, più il filo di seta era grande (una differenza praticamente invisibile a occhio nudo).

Dopodichè i bozzoli venivano immersi in bacinelle di acqua caldissima (80°-90°), tirati fuori a mani nude dalle donne che vi lavoravano e, con una sorta di spazzola (che si è evoluta nel tempo) si cercava l’inizio del filo che cominciava ad essere lavorato. Sapevate che un bozzolo è formato da un filo lungo tra i 600 metri e 1,5 chilometri?!

Il primo risultato è una matassa quasi ruvida al tatto, in quanto ancora ricca di impurità. Il lavoro però continua ed è arrivato il momento di rendere più resistente i fili e unirli tra loro per creare un rocchetto. A fare questo lavoro ci pensa un macchinario che intreccia 2/3 fili insieme: questa macchina si chiama binatoia meccanica e anche’essa nasce da una soluzione studiata nel 1495 da Leonardo Da Vinci.

A seguire, i fili venivano fatti scorrere lungo dei piccoli morsetti che venivano calibrati per verificare la “tenuta” del filo: se il filo non si rompeva, allora era abbastanza resistente da poter essere utilizzato per la tessitura degli abiti; se invece il filo si rompeva significava che si trattava di una qualità minore e veniva utilizzato per realizzare tessuti per abiti più poveri.  La macchina che svolgeva questa funzione era la stracannatoia e aveva anche la funzione di ripulire il filo.

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Una volta giunti al termine della lavorazione, il filo da seta era estremamente resistente tanto è vero che durante la lavorazione, i gancini di ferro attraverso cui passava, dovevano essere spesso cambiati in quanto venivano tagliati dal filo che vi scorreva ad alta velocità. Il filo di seta infatti è la fibra naturale più resistente al mondo, seconda solo a quello tessuto dal ragno. I rocchetti sono pronti e ora, non resta altro che spedirli nelle aziende impegnate nella tessitura per realizzare preziosi capi d’abbigliamento.

I due piani del museo sono attraversati da un grande “Torcitoio circolare da seta”, la prima macchina complessa che l’uomo abbia mai costruito. Era in grado torcere centinaia di fili di seta contemporaneamente: si tratta di un invenzione che restò attiva dal 1200 al 1900 con pochi cambiamenti. L’esemplare sposto è dotato di 384 fusi che ruotavano a 1000 giri al minuto grazie ad una ruota idraulica.

Il mio racconto è un riassunto di una storia secolare davvero interessante che ho riscoperto grazie a questo piccolo museo, in un piccolo paesino in riva al lago. Vi consiglio di fare una visita al Museo della Seta Abegg: sono certa che vi stupirà!

ORARIO (dall’1 giugno al 30 settembre)
Sabato dalle 14.30 alle 18.30
Domenica dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30

ORARIO (dall’1 ottobre al 31 maggio)
Sabato dalle 14.00 alle 17.00
Domenica dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 17.30

BIGLIETTO
Intero: 5 euro
Ridotto: 4 euro

SITO UFFICIALE

COME RAGGIUNGERLO

9 thoughts on “Museo della seta Abegg @Garlate, Lecco

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    1. Ciao Marta! Grazie mille 🙂
      Le grandi mostre e i musei famosi sono belli e riscontrano più interesse, ma mi piace valorizzare nel mio piccolo anche queste piccole realtà.
      Sono felice che tu abbia apprezzato 🙂

      Mi piace

    1. Durante le ricerche per questo articolo ho letto di San Leucio…ma sarò sincera, fino a qualche giorno purtroppo non ne sapevo niente!
      Sarebbe bello vedere dal vivo questi tessuti meravigliosi….

      Mi piace

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