Doubt – Carsten Höller @Hangar Bicocca

Basta leggere le parole “luna-park” e “mostra” nella stessa frase per farmi andare su di giri:sto parlando della mostra Doubt di Carsten Höller, allestita all’Hangar Bicocca a Milano.

L’artista tedesco, con la sua arte, indaga sulla natura dell’esperienza umana e ogni sua installazione è lontana dal classico concetto di arte, così come la sua idea di fruizione di una mostra o di un museo. Da qui nasce il titolo della mostra, Doubt, ovvero dubbio e quindi incertezza di fronte a ciò che si vede.

Si tratta di una mostra interattiva, dove si è invitati ad interagire con le 20 opere esposte (qui di seguito ne approfondirò solo qualcuna) nelle Navate dello spazio espositivo alle quali accedere dal Division Wall, un’enorme parete illuminata di giallo e verde.

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Una volta scelto se entrare dall’ingresso di destra o di sinistra, si accede ad uno spazio completamente buio dove si perdono le coordinate spazio-temporali: Decision Corridors. Un sali e scendi, dove tenere le mani ben salde sulle pareti per capire dove andare, dove dopo qualche secondo (o forse minuto?) cominci a sentirti ansioso e non vedi l’ora di trovare un po’ di luce, per capire dove sei, dove stai mettendo i tuoi piedi, dove stai andando… “Non c’è nulla da vedere, se non qualcosa che conduce altrove” così descrive l’opera Höller.

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Una volta usciti dal buio, ci si ritrova in uno spazio enorme che sembra proprio essere un luna park abbandonato. Qui si trovano le altre opere/installazioni tra cui Aquarium che mette in luce il suo interesse per la relazione tra esseri umani e animali. Si tratta di un acquario con 3 aperture che permettono al visitatore di osservare un banco di pesci Balantiocheilos melanopterus: i movimenti dei pesci creano, secondo l’artista, una sorta di effetto psichedelico.

What Is Love Art? Invece è composta da due telefoni, posti uno da un lato della parete, l’altro dal lato opposto, e collegati tra loro. Un telefono invita il visitatore a parlare di arte, l’altro dell’amore e, digitando i numeri indicati, si può lasciare un messaggio in segreteria con le proprie opinioni oppure, se qualcuno risponde dall’altro lato, parlare con l’altra persona (senza sapere chi sia, e senza sapere che si sta parlando di due argomenti diversi).

Flying Mushroom è una installazione mobile composta da sette giganteschi funghi Amanita Muscaria che si muovono quando il visitatore spinge il braccio più in basso.

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Double Neon Elevator è una struttura composta da tubi al neon che formano delle pareti luminose: i neon si accendono e si spengono in modo tale che il visitatore abbia la sensazione di ascesa o di discesa, proprio come quando si è in ascensore. Accanto si trova Revolving Doors: cinque porti girevoli specchianti poste in modo tale da formare un pentagono. Il risultato sono un’infinità di riflessi che portano ad avere una visione distorta della realtà e ad avvertire un senso di smarrimento.

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Two Flying Machine (da prenotare online o all’ingresso – chiedete voi una volta giunti all’ingresso, perché la ragazza al punto informazioni non ci ha detto niente e non abbiamo potuto provarla!) dà al visitatore la possibilità di provare l’esperienza di volare al di sopra del percorso espositivo. Nonostante non l’abbia provata in prima persona, mi trovo d’accordo con Höller che dice: “Molti ritengono che le mie opere vadano sperimentate in prima persona fruendole, mentre io penso che si possa vivere l’esperienza anche attraverso altre persone […] Dipende da chi sei e da quello che senti.

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Double Carousel: chi non ha ricordi legati alle giostre? Ecco, vederle lì, un po’ ammaccate e che ruotano lentamente (private quindi della loro funzione ludica) mi ha lasciato un’amara sensazione di tristezza. E l’intento di Holler è proprio quello di portare il visitatore all’esasperazione e alla noia. Una volta seduti sul Double Carousel si possono provare gli occhiali Upside-Down Goggles, che permettono una visione capovolta dello spazio circostante: un esperimento ottico che confonde, dopo il quale vi consiglio di stare seduti ancora un po’ per non barcollare pericolosamente.

Dopo lo stordimento dovuto agli occhiali, ecco le luci strobo: Light Corridor è un corridoio bianco, con luci abbaglianti che lampeggiano a una frequenza di 7,8 hz. L’effetto ottico allucinatorio è assicurato!

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E indine i Two Roaming Beds: qui i visitatori sono invitati a trascorrere una notte (500 euro). Si tratta di due letti singoli, radiocomandati attraverso un algoritmo e un segnale GPS, che si spostano lentamente e senza sosta. Questo movimento dovrebbe indurre in uno stato di veglia e sonno.

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Una mostra per il cervello, più che per gli occhi. Sono uscita confusa ma allo stesso tempo contenta, perchè ero sicura che l’intento di Carsten Holler fosse proprio quello! Ci tornerò prossimamente per provare la Two Flying Machine 🙂
E voi, ci siete già stati? Cosa pensate di questa strana mostra?

FINO AL 31 LUGLIO

INGRESSO GRATUITO

ORARIO
Da giovedì a domenica dalle 10 alle 22

SITO UFFICIALE

COME RAGGIUNGERLA:

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