Biennale Italia-Cina @MAC di Lissone

La seconda tappa della Biennale Italia-Cina che abbiamo deciso di visitare è stata quella di Lissone.

Ai più – brianzoli inclusi – la presenza sul territorio di un Museo d’Arte Contemporanea era sconosciuta così come lo era anche a noi fino a qualche mese fa, quando per caso l’abbiamo scoperto in quanto ospitava una mostra molto interessante su Michelangelo Pistoletto (dal 24 marzo 2012 al 27 maggio 2012).

Siamo rimaste piacevolmente colpite dall’ampiezza degli spazi e dalla loro organizzazione, dalla luminosità data grazie alle pareti bianche e al sistema di illuminazione che permette di ammirare le opere senza fastidiosi riflessi e riverberi.

L’esposizione in occasione della Biennale è disposta al primo e al secondo piano (il piano -1 è sede della collezione permanente di cui, però, parleremo in un altro post) ed è focalizzata su due artisti: Marco Bertin e Li Wei. Entrambi hanno in comune la base delle loro opere, ovvero la fotografia a cui però danno significati diversi  sfruttandola ognuno a suo modo.

Marco Bertin ha realizzato un intero ciclo chiamato “Made in China” nato proprio dall’essersi accorto che gli oggetti di uso quotidiano, ma ancora di più i souvenir rappresentativi delle culture di tutto il mondo, sono prodotti in Cina. Fotografa questi souvenir posizionati sempre su sfondo rosso che rappresenta sia la Cina stessa che la sua bandiera. In basso a destra ci sono degli ideogrammi gialli la cui traduzione è proprio “Made in China”. In alcune opere i souvenir, o meglio quello che rappresentano, sono messi a confronto quasi in modo provocatorio: diverse culture sullo stesso piano o, semplicemente, l’emblema di una nazione al centro della tela; ad esempio per gli USA, Captain America o una sfilza di riproduzioni di hamburger.

Li Wei appare sempre nelle sue fotografie e, solitamente, assume pose che sembrano sfidare la gravità. Mettendosi in gioco lui stesso, le sue opere non sono più semplicemente delle fotografie ma diventano anche performance in quanto l’artista ha dichiarato di non ricorrere a fotomontaggi ma di usare specchi, impalcature e soprattutto di ricorrere alla sua capacità di fare acrobazie. Ma attenzione! Non è un artista che pecca di vanità,  vuole solo mostrare al mondo le sue capacità.

Nelle serie ‘Falls’, ad esempio, dove l’artista ha la testa conficcata nel terreno e il resto del corpo in posizione verticale, ricorda molto la posizione dello struzzo quando cerca (inutilmente) di nascondersi ed evadere da quello che lo circonda proprio come l’uomo moderno desidererebbe fare.

In altre opere vuole sottolineare l’importanza del concetto di libertà quando, invece, l’uomo è costretto in spazi limitati fisicamente e non. Per questo invita i suoi osservatori a guardare il mondo da un prospettiva diversa: che sia a testa in giù o dall’alto di un grattacielo non importa, l’importante è farlo.

Orari e prezzi:

www.museolissone.it

www.biennaleitaliacina.com

Come raggiungere il Museo:

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