Come è cambiata la fruizione della cultura nel 2020?

Pochi giorni fa, in occasione di BookCity, è stata presentata la ricerca, svolta da Ipsos e promossa da Intesa Sanpaolo, intitolata “I consumi culturali degli italiani ai tempi del Covid-19: vecchie e nuove abitudini” che ha coinvolto un campione di oltre 1.200 persone su scala nazionale. Un interessante lavoro che si pone l’obiettivo non solo di analizzare la situazione, ma anche di dare degli spunti per il futuro a chi si occupa di cultura.

LA SITUAZIONE PRIMA DEL COVID

Il 15% del campione si definisce un fruitore abituale, ovvero impegnato in almeno 4 attività culturali al mese. Si tratta di un target interessato alla multisensorialità di un’esperienza dal vivo, che si dichiara “difensore” della tradizione e con una visione della cultura implicitamente elettiva.

La cultura assolve a diversi bisogni, principalmente emotivi. Tra le attività più apprezzate troviamo al primo posto il cinema, seguito dalla lettura e dalla visita a mostre o musei (NDR – in 10° posizione l’ascolto di podcast, mentre alla 12° quello di audiolibri: una importante new entry da sfruttare nei prosimi mesi).

LA SITUAZIONE POST LOCKDOWN

Durante il lockdown, sono saliti ai primi posti della classifica delle attività culturali la lettura e la visione di programmi di carattere artistico-culturale; attività praticate dalla maggior parte del target anche dopo il lockdown.

Il primissimo dato emerso è l’importante ruolo svolto dal digitale sia per i fruitori abituali (il 53% di loro ha cercato nuove modalità di fruizione culturale a distanza nonostante ritenga il digitale “un palliativo per tamponare l’assenza degli eventi dal vivo) che per i neofiti, i quali hanno sperimentato e scoperto un modo più accessibile per fruire della cultura (68%) e in qualunque luogo (53%), da condividere anche con i figli per avvincinarli alla cultura (30%). Sembrerebbe quindi che le centinaia di iniziative culturali digitali che hanno invaso i social e siti web durante il lockdown, abbiano portato a dei risultati interessanti.

Da un’iniziale fruizione smodata (spinta da curiosità e dalla gratuità di diverse iniziative) si è arrivati a una normalizzazione dell’uso digitale, unita anche all’abbandono della tv generalista a favore di radio e tv on demand multichannel.

PROSPETTIVE PER IL FUTURO

Se i fruitori abituali non hanno dubbi in merito alla fruizione dal vivo della cultura quando sarà possibile, come si comporteranno i neofiti? Sicuramente la fruizione dal vivo e da remoto dovranno imparare a integrarsi e la cultura dovrà tenere conto delle esigenze del loro nuovo pubblico, che sta mostrando un grande entusiasmo verso il mondo della cultura:

  • forte interesse ai contenuti, purchè siano accessibili;
  • apertura verso modalità meno rigorose e a strumenti diversi;
  • visione della cultura “orizzontale” e democratica;
  • non essendo un pubblico abituato a informarsi, deve essere guidato all’interno dell’offerta culturale in quanto ha voglia di scoprire;
  • importante superare la barriera del prezzo, che talvolta frenava la fruizione periodica.

Circa il 50% del campione dichiara che il livello di fruzione della cultura sia dal vivo che digitale tornerà ai livelli pre-Covid una volta che l’emergenza sanitaria sarà finita, ma allo stesso tempo una percentuale sempre più alta è convinta che aumenteranno sia le opportunità di fruizione dal vivo (24%) che da digitale (31%).

9 risposte a "Come è cambiata la fruizione della cultura nel 2020?"

Add yours

  1. Sulla base di quello che riporti, lo scenario è positivo.

    Tuttavia stamattina ho letto un articolo che mi ha posto alcune perplessità. L’articolo è sul quotidiano il Sole 24 ore e tratta di come i musei (in questo caso si parla di loro) debbano modificare i loro modelli di business.

    Ci sono tante esperienze positive elencate, lo scenario da nord a sud lo testimonia, come anche confermi tu da dati che ho appena letto.

    Il punto che voglio sollevare è per i lavori di questi settori, per loro (noi) come sarà lo scenario?

    È la domanda che stamattina trovi sul mio blog e credo che queste nostre vedute di scambio possano interagire assieme nella riflessione.

    A presto! 🥰

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    1. Ciao Amalia,
      grazie per lo spunto di riflessione!
      Credo che per i lavoratori del mondo della cultura serva un cambiamento…esattamente come in altri settori.
      Un esempio? io mi sono sempre occupata di ufficio stampa ed eventi, nel senso “classico” del termine mentre oggi il mio lavoro è obsoleto: certo, sono basi importanti da cui partire ma devo comunicare a un pubblico diverso, su canali di comunicazioni diversi, con tempistiche diverse. Ecco quindi l’avanzata sempre più imponente del mondo digitale, che però non deve essere semplicemente un profilo social e qualche diretta ma un piano ben strutturato che unisca professionalità e contenuti.

      Sicuramente non sarà un passaggio facile ma ritengo che, chi riuscirà nel breve periodo, avrà sicuramente degli ottimi risultati…anche in termini di budget!

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    1. Che piacere leggere di qualcuno che ha visitato mostre online e che “dichiara pubblicamente” di averle apprezzate! Sono d’accordo con te: come tutti i cambiamenti ci vorrà del tempo, anche per abituarsi alle nuove modalità, ma credo che alla fine il risultato sarà positivo 🙂

      Piace a 1 persona

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