Andrea Sbrà Perego e Giacomo Ruffa – Oroccoccoro

Come vi abbiamo anticipato ieri, venerdì abbiamo fatto qualche domanda ad Andrea e Giacomo per soddisfare la nostra (e vostra) curiosità…

Partiamo da Andrea Sbrà Perego. Come nasce Oroccoccoro e da quante persone è formato? Oroccoccoro nasce nel 2006, ma poi è stato accantonato per un po’ per ritornare  in auge un annetto fa: nel frattempo io ho conosciuto Giacomo e Simone (l’altro autore del manifesto – ndr) ha conosciuto altre persone a cui abbiamo fatto leggere il manifesto e in molti sono rimasti colpiti, si sono sentiti vicini a questo tipo di fare arte. Il nucleo base è composto da tre persone – io, Giacomo e l’altro ragazzo che vive in Malesia – siamo noi che gestiamo tutto ma anche lo chef è molto attivo, così come la ragazza dei vestiti e la fotografa. C’è chi è più attivo e chi meno, non tutti si dedicano al movimento al 100%.

BIOgrafazio @77 Art Gallery _ www.culturefor.com-

Cosa deve fare una persone che vuole entrare a far parte del movimento? Essenzialmente deve fare. Non deve solo dire “è bello”, “è interessante” ma deve agire in prima persona. Anche perché noi siamo sparsi per il mondo e ognuno deve dare il suo meglio, sempre. E’ un gruppo libero, ma se ci si riconosce nei punti chiavi del manifesto, si deve dimostrare voglia di fare.

Come è nato il manifesto? Tutti dipingono, tutti fanno, noi abbiamo sentito il bisogno di teorizzare per farlo capire. Puoi fare un quadro bellissimo ma se il messaggio non arriva allora non funziona. Grazie al manifesto, sai cosa andare a cercare quando guardi l’opera. E’ una cosa che non hanno tutti: di artisti che spiegano così il loro lavoro non ce ne sono. E questo ci rende unici. Quando noi l’abbiamo scritto, l’abbiamo fatto per noi. Sono state scritte cose che nel 2006 non “esistevano”, come ad esempio c’è scritto “utilizzare le tecniche del contemperaneo”: internet, skype, aerei a 20£ sono fondamentali per lavorare a distanza, per comunicare tra di noi. E’ incredibile! Neanche io ci credo. Quando vado a rileggermi alcune parti del manifesto dico “Cavolo, lo sapevo!”.

Come è fatto il libro? Il libro è composto da un centinaio di pagine formate da immagini e testi sia battuti a macchina che a mano. Se lo sfogli magari non leggi subito le parti scritte a mano, ma poi se ti soffermi su quelle righe, ti rendi conto che nascondono qualcosa in più rispetto ai testi scritti a macchina. Al momento il Manifesto è in Malesia, è top secret e non lo può vedere nessuno! Gli assiomi sono il fulcro del nostro lavoro e sono quindi fondamentali per far capire di cosa si tratta. Sono le uniche pagine uscite…probabilmente lo pubblicheremo presto. Inoltre le pagine sono delle vere e proprie opere arte: sono pezzi di carta adesiva incollati a mano e ogni pagina è disegnata, scritta, incollata.

BIOgrafazio @77 Art Gallery _ www.culturefor.com

Come hai iniziato ad avvicinarti all’arte? Con graffiti, come fanno tanti. A 13 anni andavo in giro di notte, scappando di casa, e scrivo sui muri. Poi sono andato al Liceo Artistico di Bergamo e infine Brea. Ma è stato il liceo che mi ha dato qualcosa in più grazie ai maestri Bonetti e Linari: ho lavorato con loro, studiato con loro, ero loro amico. Ci sono ancora dei tuoi graffiti a Milano? Non lo so sinceramente, ma mi ricordo di averne fatto uno molto bello fuori da un posto che si chiamava 107: ho fatto un’esposizione lì, con un mega graffito sulla porta d’ingresso e il muro, poi ho scattato delle foto e realizzato i quadri che vedi qui (VD FOTO). E’ stato un po’ il progetto originario di Oroccocoro.

Con Giacomo abbiamo chiacchierato a lungo, ci ha spiegato per filo e per segno cosa c’è dietro ad ogni singolo lavoro, ma noi vogliamo raccontarvi come nascono i suoi lavori e farvi dire da lui cosa significa veramente Oroccoccoro.

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Prima di tutto: perché questo nome? Il nome del movimento è un mix tra barocco e contemporaneo. Il barocco perché abbiamo iniziato ad analizzare la volontà di andare a decorare, una ricerca del bello con un taglio contemporaneo e urbano. Si arriva così alla fusione delle parole: urban decò. Gli architetti, anch’essi artisti, nel periodo del barocco decoravano le città con i loro edifici e fanno lo stesso anche oggi: architettura, interior design…basta guardare le metropoli di oggi per rendersene conto. E così anche noi: realizziamo un prodotto ispirato dall’urbanità: accanto all’architettura ci siamo noi che, con la nostra arte, portiamo avanti un discorso con il mondo che ci circonda.

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Raccontaci come nasce la tua nuova produzione. Cammino per strada, guardo la città che è sempre fonte di ispirazione (Giacomo si è trasferito a Londra da qualche mese – ndr). Le prospettive sono sempre dal basso verso l’alto, perché noi vediamo i palazzi con queste proporzioni, è la prospettiva dell’essere umano che guarda. Dopodiché scatto la foto, la elaboro digitalmente al computer e poi utilizzo una tecnica antica che si chiama transfer a caldo: con questa tecnica la foto viene stampata su un supporto cartaceo e poi viene messa in contatto con la tela che sarà il futuro quadro. La tratto con un solvente che, generando calore, permette all’inchiostro di staccarsi e passare alla tela. Attraverso un torchio che esercita pressione avviene il trasferimento. L’immagine che si ottiene non è nitida ma necessita di correzione e di pigmento. Qui inizia la fase creativa pittorica: aggiungo io il colore dove voglio io usando spray, olio e pigmenti.

Parlaci invece delle tre opere dove apparite insieme tu e Andrea. E’ una produzione del 2012, fatta subito dopo aver terminato gli studi di grafica pubblicitaria. Abbiamo creato degli skills e volevamo utilizzarli con l’intenzione di rappresentare un marchio: in questo caso me e Andrea. Attraverso di noi infatti è possibile riconoscere il prodotto, cioè Oroccocoro e tutto quello che c’è dietro. Si inizia quindi a rendere riconoscibile un marchio: è una ricerca di studio di marketing e comunicazione applicata nell’arte. La fotografia è stata elaborata digitalmente, da lì abbiamo ottenuto uno stencil per poi ritornare ad utilizzare il pigmento e colorare l’immagine. Si ritrova così la gestualità pittorica ma con un background nuovo, con l’uso di strumenti digitali.

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