Lavorare nell’arte – Fair Director

Per il secondo appuntamento dedicato alle figure che lavorano nel mondo dell’arte (nel primo vi ho parlato dell’Art Advisor), ho deciso di portarvi dietro le quinte di una fiera d’arte contemporanea. Ci accompagnerà in questo viaggio Manuela Porcu, Direttrice di Affordable Art Fair di Milanol la fiera di arte contemporanea accessibile che visito ogni anno e di cui vi parlo sempre con grande entusiasmo.

Chi sei, quanti anni hai, qual è il tuo percorso di studi/lavorativo?
Manuela Porcu, nata a Cagliari, classe ’86, sono cresciuta nella tranquillità della mia isola con l’inspiegabile pallino per l’arte. Quando parlo del percorso di studi mi piace partire da lontano, perché sono stati i miei 5 anni di Liceo Artistico che mi hanno davvero convinta a proseguire sulla mia strada: Storia dell’Arte a Firenze per la Laurea Triennale, Economia e Gestione delle Arti e delle Attività Culturali a Venezia per la Magistrale. Ho iniziato il mio percorso lavorativo un po’ prima di terminare gli studi, con uno stage a Roma in una prestigiosa casa d’aste internazionale per poi trovare casualmente un annuncio, sulla bacheca di quella che era la mia università, per una posizione per una nuova fiera che doveva essere lanciata a breve a Milano: era il 2010 e quello è stato l’inizio della mia esperienza con Affordable Art Fair, la fiera d’arte contemporanea di cui poi sono diventata direttrice qualche anno fa, appena prima dei miei 30 anni.

Cosa fa il Direttore di una fiera d’arte? Quali sono le figure che ti affiancano nel tuo lavoro quotidiano?
Contrariamente a quanto si possa pensare, il mio è un ruolo molto operativo. Organizzare un evento è un lavoro che richiede un impegno a 360°, una flessibilità incredibile, capacità di adattamento, specialmente in una realtà come quella di Affordable Art Fair in cui 90 espositori, molti partner, fornitori, e 15.000 visitatori ogni anno, vengono interamente gestiti dall’ufficio locale con 2-3 risorse.
La mia responsabilità principale è quella di mettere a punto la strategia e il budget per realizzare la fiera, insieme alla Regional Business Director (per chi non lo conoscesse, Affordable Art Fair è un network di fiere d’arte contemporanea presenti in tutto il mondo, e la gestione degli eventi è suddivisa in macro-aree geografiche) per poi dedicarci alla realizzazione di quanto ci siamo prefissati nel nostro “inizio-anno”, come succede per tutte le aziende.

La figura più importante al mio fianco è la mia collega Laura Gabellotto, Fair Manager, con cui condivido gioie e dolori di questo lavoro da quel lontano 2010; colei che è anche il primo punto di riferimento per tutte le gallerie che vorrebbero partecipare alla manifestazione, nonché la persona più paziente che io conosca! Abbiamo poi contatti continui con i direttori delle altre Affordable Art Fairs in giro per il mondo e contatti quasi quotidiani nei mesi più vicini alla fiera con i nostri uffici centrali, che si trovano a Bristol e Londra, per il design e il coordinamento della comunicazione.

Come si svolge la tua giornata lavorativa? O forse sarebbe meglio chiedere, come cambia il tuo lavoro prima, durante e dopo la fiera?
Effettivamente ci sono delle fasi abbastanza diverse durante l’anno – perché sì, per organizzare Affordable Art Fair ci vuole praticamente un anno intero! Il periodo tra gli 11 e i 9 mesi prima della manifestazione attraversiamo una fase di analisi dati sull’edizione appena conclusa che ci aiuta a focalizzare gli obiettivi per l’edizione successiva, ed è quindi anche il momento in cui facciamo più brainstorming, ricerche, cerchiamo di stimolare la creatività e gettiamo le basi per il lavoro dei mesi successivi. Circa 9 mesi prima della fiera inizia il periodo di apertura delle nuove adesioni e parte anche tutta la fase di costruzione dell’evento: collaborazioni, partner, eventi collaterali, comunicazione, produzione. Diamo una forma concreta a quelle che erano le idee, fino ad occuparci degli ultimi dettagli organizzativi nei due mesi prima della fiera.
I giorni di apertura della fiera sono indubbiamente quelli più intensi, in cui computer e scrivanie vengono quasi completamente accantonati, ed è il momento di stare “sul campo”: assicurarsi che tutto proceda perfettamente, gestire gli imprevisti, ma anche godersi un po’ di tempo con chi ha collaborato da più o meno vicino all’organizzazione, galleristi, partner, ospiti.

Quando organizzi una fiera, quali sono gli obiettivi che ti poni (sia economici che qualitativi)?
Essendo Affordable Art Fair un network internazionale, abbiamo delle linee guida già abbastanza specifiche su questo tipo di obiettivi, che però vengono tradotte a livello locale tenendo conto delle potenzialità e delle esigenze dei differenti mercati. Noi abbiamo un duplice obiettivo: che le gallerie siano soddisfatte e che i visitatori abbiano un’esperienza positiva, ancora prima degli obiettivi strettamente economici. Il “quanto” ci piacerebbe che le gallerie e i visitatori fossero felici, è il dato quantitativo che, insieme al famoso margine e a tanti altri numeri, viene messo nero su bianco nella fase di definizione delle strategie, per essere sicuri di poter lavorare su obiettivi misurabili.

Qual è la differenza tra organizzare una fiera d’arte classica e una fiera di arte accessibile come Affordable Art Fair?
I diversi obiettivi che ci si pone di raggiungere possono rendere il lavoro un po’ diverso. Per Affordable Art Fair è necessario lavorare al di fuori dei sentieri tradizionali del mondo dell’arte, perché l’obiettivo è quello di creare nuovi potenziali collezionisti, aprire il mercato, mescolare un po’ le carte e dare una lettura dell’arte che sia adatta ad un pubblico nuovo. Allo stesso tempo i primi interlocutori di tutte le fiere d’arte sono sempre le gallerie, per cui sono sicura che ci saranno anche altrettanti punti di contatto.

Quanta importanza dai alle attività complementari alla fiera? E ai partner (anche commerciali)?
Specialmente per una fiera come Affordable Art Fair, che si rivolge ad un pubblico non tradizionale, sono entrambi fondamentali. Le varie attività – dall’approfondimento, all’intrattenimento, ai servizi – che organizziamo ogni anno sono pensate proprio per diversi tipi di pubblico, in modo che praticamente chiunque possa trovare una propria dimensione all’interno della fiera. I partner diventano i nostri alleati per la realizzazione di queste attività e per offrire un’esperienza.

Affordable Art Fair Milano, Superstudio Più, via Tortona 27, Milan ...

Da anni ormai collaboriamo con Mail Boxes Etc. per la realizzazione di uno dei servizi tipici della fiera, quello della Wrapping Station che impacchetta le opere che i visitatori portano a casa, oppure abbiamo dato delle possibilità concrete ai giovani artisti grazie alla collaborazione con Compagnia dei Caraibi. La definizione di partner rende perfettamente lo spirito con cui lavoriamo con le aziende, e rimane per me una delle parti più divertenti quella della creazione di progetti che possano unire le realtà “corporate” al mondo dell’arte contemporanea senza forzature.

Qual è il pubblico delle fiere d’arte oggi?
Numericamente inferiore rispetto ad altri settori, senza alcun dubbio, ma anche con tanto potenziale di crescita.
Ogni fiera ha un pubblico leggermente differente, che rispetta e rispecchia l’identità e gli scopi della fiera stessa. Affordable Art Fair è la prova che ci sono pubblici non tradizionali per il settore che possono e hanno voglia di essere coinvolti.

Sei anche tu una collezionista? Compri le opere d’arte in fiera (sia nella tua che in altre)? Quali sono i tuoi criteri di scelta per l’acquisto di un’opera d’arte?

Mi piacerebbe potermi definire una collezionista, ma per ora direi più che ogni tanto mi capita di portare a casa delle opere in maniera decisamente poco organizzata! Non sono un’impulsiva e compro solo se un determinato pezzo ha un senso, un legame, con la mia vita – anche se magari sono l’unica a vedere questa connessione. Diciamo che durante la fiera ho tutto il tempo che mi serve per interessarmi e affezionarmi a un’opera e all’artista, ed è per questo motivo, più che per una qualche strana forma di campanilismo, che la maggior parte delle volte mi è capitato di comprare proprio ad Affordable (e spesso all’ultimo secondo!). Non ci sono quindi dei veri e propri criteri per quanto riguarda le mie scelte personali, ma se con il mio acquisto posso sostenere il lavoro di un artista emergente, sono anche più contenta.

Quali sono le fiere da non perdere (in Italia e nel mondo) e quali visiti ogni anno?
Tutto sommato in Italia non sono così tante da non poterle frequentare tutte. Mi incuriosiva la nuova fiera di Roma ed era nel mio calendario, ma causa Covid-19 è stata riprogrammata. Adoro andare a Torino per Artissima, non solo per la visita alla fiera, imperdibile, ma perché diventa la scusa per un long weekend dedicato all’arte e – non meno importante – al buon cibo. Le ultime edizioni di Art Verona, le sezione dedicata al contemporaneo mi sono sembrate molto interessanti, con opere molto “collezionabili”. Almeno una volta nella vita, anche se probabilmente non sarà sufficiente, è da mettere in conto la visita ad Art Basel, sia a Basilea che a Miami. Nella mia wishlist anche Urvanity Art a Madrid. Nella speranza che si possa tornare presto a viaggiare senza rischi.

Quali sono i consigli che daresti a un giovane che vorrebbe fare il tuo lavoro?
Un consiglio che vorrei dare è quello di iniziare con un periodo di stage: per capire in cosa effettivamente consista un lavoro non c’è niente di meglio che provare a calarsi nella parte, almeno per qualche mese. E’ un ottimo modo per andare oltre le etichette degli ipotetici ruoli del mondo dell’arte e comprendere la complessità di un lavoro – e comprendere anche se, senza quella nuvola di romanticismo che avvolge spesso il mondo dell’arte, effettivamente sia un lavoro adatto alla propria persona. Al di là di uno specifico percorso di studi, una marcia in più è data dalla conoscenza del mondo delle gallerie e delle dinamiche del mercato dell’arte, e dalle competenze trasversali: capacità di comunicazione, resistenza allo stress, diplomazia, flessibilità, creatività. Resistenza allo stress, l’ho già citata?

Quali libri consiglieresti di leggere a chi vorrebbe scoprire di più sul mondo delle fiere?
Mi vengono in mente solo testi universitari sul mercato dell’arte che potrebbero essere poco ispirazionali… perché non provare direttamente con i cataloghi delle maggiori fiere?

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